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ALLA SCOPERTA DEL MUSEO. LA PRIMA MEDUSA DEL PERSEO DI CANOVA
Bassano del Grappa (VI), Museo Civico
5 ottobre 2013 - 19 gennaio 2014
ALLA SCOPERTA DEL MUSEO. LA PRIMA MEDUSA DEL PERSEO DI CANOVA
Categoria: Arte
Le sale del Museo civico di Bassano del Grappa ospitano, nell'ambito delle esposizioni comprese nel ciclo "Alla scoperta del Museo”, la mostra dedicata alla testa restaurata della Medusa di Canova.
La mostra è organizzata dal Comune di Bassano del Grappa e dal Museo Biblioteca Archivio, con il contributo fondamentale di Banca Intesa nel recupero dell’opera.
Ideata con la volontà di far riscoprire la Testa di Medusa di Canova, grazie all'analisi storico critica ed alle operazioni di restauro condotte da Giovanni e Lorenzo Morigi. L’iniziativa si affianca, per i medesimi intenti, alla mostra “Un capolavoro di Canova ritrovato: i modelli originali per le metope del Tempio”, presso la Galleria d’Italia-Piazza Scala a Milano, dal 3 ottobre 2013 al 6 gennaio 2014.

La Testa di Medusa è pervenuta al Museo Biblioteca Archivio di Bassano del Grappa nel 1859 grazie al prezioso lascito del fratellastro di Antonio Canova Giovanni Battista Sartori Canova. L’opera, in rame e bronzo, un tempo considerata erroneamente solo in bronzo, non è mai stata, fino ad oggi, oggetto di analisi storico-artistiche nè inserita nel catalogo generale dell’artista.
La testa si compone di due calotte semisferiche di metallo ed è modellata a sbalzo: la parte anteriore con i tratti del viso, la parte posteriore con i capelli sbalzati lisci e pettinati all’indietro. I tratti del viso mostrano un’ottima finitura. Osservando dall’interno le parti sbalzate che hanno un volume più pronunciato, come gli occhi e le labbra, è possibile notare la quasi totale assenza di errori ed i capelli ottenuti a sbalzo, sotto quelli applicati successivamente, sono eseguiti con un tratto preciso e sicuro; nella parte alta della fronte, in corrispondenza della nuca, in asole praticate nel metallo con uno scalpello, agendo dall’esterno, sono infilati numerosi capelli formati da sottili strisce di rame. In alcuni casi i capelli, nella parte frontale, sono stati saldati tra loro a formare piccole ciocche, fissate alla lamina di rame per mezzo di perni filettati, ottenuti con metodi non industriali, saldando viti fatte a mano probabilmente di riuso.
Le analisi della composizione della lega hanno rilevato rame pressoché puro con la presenza di elementi in tracce imputabili ad impurità del metallo o al reimpiego di materia non pura.

I serpenti che cingono il viso sono realizzati in bronzo per fusione a cera persa, come dimostra la piccola quantità di terra di fusione rinvenuta all’interno, e in seguito finemente cesellati. Le caratteristiche della lavorazione fanno ipotizzare che la fattura sia da imputare a specifiche professionalità per le parti in rame a sbalzo e di lavorazione a freddo della superficie e per le parti in bronzo mentre, la lavorazione delle ciocche applicate, di qualità tecnica relativamente inferiore, non sono necessariamente ascrivibili a specifiche professionalità. Questa ipotesi è confermata dall’analisi storico artistica. Il restauratore Lorenzo Morigi distingue due fasi di lavorazione: una fase di modellazione eseguita da una bottega specializzata ed una seconda di applicazione dei capelli alla testa sbalzata.
L’opera costituisce uno studio per la testa della Medusa tenuta in mano da Perseo nel gruppo scultoreo realizzato da Canova tra il 1797 ed il 1801, ora nel cortile del Belvedere dei Musei Vaticani. Il gruppo venne sbozzato forse nel 1797, certamente prima della partenza di Canova da Roma per Possagno nel giugno 1798 e terminato nel maggio 1801.
Il modello, copia romana da un esemplare fidiaco conservata nel museo allestito da Rondinini nel 1780, di cui l’opera bassanese mantiene i caratteri stilistici di matrice greca, rappresenta il primo esempio di gorgoneion del tipo “bello”, la cui grazia del viso inquieta a tal punto da essere associata alla morte.
Il gruppo, di cui la testa è studio, era stato richiesto da Honoré Nicholas Marie Duveyriez, amministratore delle finanze dell’armata di Roma ma, per evitare l’uscita dallo Stato Pontifico venne acquistato per Pio VII con il tramite di Giuseppe Bossi il quale, in una risposta ad una lettera dell’artista, sposta la sua attenzione specificamente alla testa della Medusa, informandoci che Canova aveva finito la figura del Perseo e la testa della Medusa in metallo ma che la soluzione finale avrebbe potuto essere anche diversa, con una nuova testa da eseguirsi in marmo.
Il gruppo vaticano dimostra che gli acquirenti papali preferirono la soluzione in marmo e che la testa in metallo rimase nello studio di Canova fino ed oltre la sua morte, a testimonianza di una fase di ricerca non tradotta in soluzione definitiva, al pari dei monocromi. Questa scelta rientra in una particolare ricerca di Canova che trova realizzazione nella Maddalena penitente e nell’Ebe.
La scelta del rame gli consente di lavorare i capelli della Medusa, seguendo la falsariga delle descrizioni classiche (Ovidio) con risultati pittorici in un momento di speciale attenzione al disegno.
L’acconciatura, che riprende i particolari dei disegni di nudo femminile tra il pudico ed il sensuale, è la parte eccezionale dell’ideazione/realizzazione, ora maggiormente apprezzabile con il riordino dei capelli nel corso del restauro. Non meraviglia l’uso del rame, materiale molto utilizzato alla fine del Settecento dai lattonieri, il cui uso è documentato in aree segnate dal linguaggio neoclassico come Roma e Venezia; i suoi effetti di luce accentuavano la preziosità generale degli ambienti.

Bisogna aggiungere che la brunitura della superficiale del manufatto, ora attenuata dall’attenta pulitura della superficie non rende l’effetto originale del rame rossastro, che doveva accentuare l’effetto di terribilità. (“terrific” preromantico). Inoltre, la differenza esecutiva tra le parti a sbalzo e i nastri dei capelli, evidenziata da Lorenzo Morigi nella relazione di restauro, conferma due momenti esecutivi: quello affidato ad un qualificato lavoratore del rame al quale spetta la base a sbalzo della calotta, eseguita sull’autografo modello in terracotta di Possagno ed una fase di finitura con la lavorazione dei capelli da parte dello stesso Canova.
La conferma documentaria dell’autografia Canoviana della testa della Medusa sollecita una riconsiderazione sul valore del colore e della luce nell’opera dell’artista.


Autore: Sistema Museo
Data di pubblicazione: 04 ottobre 2013
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