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“Un’idea di pittura. Astrazione analitica in Italia 1972-1976”
Udine (UD), Casa Cavazzini, Museo di Arte Moderna e Contemporanea
1 marzo – 3 giugno 2015
“Un’idea di pittura. Astrazione analitica in Italia 1972-1976”
Categoria: Arte contemporanea
Orari di apertura:
da martedì a domenica dalle 10.30 alle 17.00
lunedì chiuso
Prosegue la programmazione espositiva di Casa Cavazzini che inaugura il 2015 con la mostra Un’idea di pittura. Astrazione analitica in Italia 1972-1976 che aprirà al pubblico sabato 28 febbraio 2015 alle ore 11.00.

L’esposizione, curata da Fabio Belloni e Vania Gransinigh, intende indagare le ricerche attorno alla pittura astratta in Italia nel corso degli anni Settanta. Si concentra sulla tendenza battezzata dai critici coevi con i nomi più vari: “pittura pittura”, “pittura fondamentale”, “pittura fredda”, “pura pittura”, “nuova pittura”. Tra tutte, “pittura analitica” è stata l’etichetta più fortunata. Si tratta di un’esperienza maturata nel solco dell’avanguardia volta a saggiare le possibilità di quel mezzo così tradizionale in una stagione ancora dominata da intense sperimentazioni tecniche. Affini per esiti e sensibilità al minimalismo come alla Post-painterly abstraction americani, i suoi esponenti hanno fatto della riflessione sullo statuto della pittura il perno del proprio lavoro. La superficie, il colore, la linea, la traccia del pennello: sono gli elementi costituitivi del dipingere. Nelle tele dei pittori analitici li vediamo assumere un’enfasi inedita: il risultato sono opere che si impongono per l’autoreferenzialità del linguaggio e, insieme, riqualificano il valore artigianale nella confezione dell’oggetto “quadro”.

L’esposizione nasce in dialogo con le raccolte civiche udinesi. Tra gli oltre cento lavori della Collezione Friam conservati presso Casa Cavazzini spiccano infatti non pochi nomi – Carl Andre, Frank Stella, Robert Mangold, Sol LeWitt – con i quali i pittori italiani degli anni Settanta hanno cercato contatti diretti.

Il 1972 è stato scelto come ideale punto di avvio: fu allora che una mostra – Per pura pittura – sembrò indicare l’insorgere di una sensibilità consapevolmente orientata in quella direzione. L’iniziativa, curata da Gianni Contessi presso la sede del Centro La Cappella a Trieste, vedeva raccolte per la prima volta sotto un’unica etichetta personalità differenti accomunate dalla decisione di aver riportato al centro del proprio lavoro l’agire pittorico e gli elementi essenziali da cui esso era contraddistinto: spazio, luce e superficie.

Negli anni seguenti, il panorama espositivo nazionale e internazionale fece registrare un fiorire di iniziative collettive in cui venne delineandosi un gruppo di pittori, mai perfettamente omogeneo, patrocinato da critici come Maurizio Fagiolo dell’Arco, Vittorio Fagone, Italo Mussa, Tommaso Trini. Furono loro ad attribuire a quel fenomeno pittorico, di volta in volta, letture interpretative personali tutte però sintonizzate sull’idea di una astrazione analitica impegnata soprattutto a riflettere sui propri mezzi espressivi. Il più coerente di loro fu Filiberto Menna che da quest’esperienza trasse un fortunato saggio dal titolo La linea analitica dell’arte moderna. Le figure e le icone, pubblicato in volume da Einaudi nel 1975 e che è ancora oggi uno dei testi critici cardine per la comprensione di quel modo di concepire la pittura.

Il 1976, quando alcune rassegne iniziarono a riepilogare un fenomeno dalle fisionomie ben riconoscibili, diventa invece l’anno di chiusura. I segni di un’attitudine analitica si erano palesati in precedenza, e continuarono oltre quelle date. Ma fu in tale quinquennio che, di sicuro, maturarono le prove, le ricerche e le polemiche più vivaci.

Carlo Battaglia, Enzo Cacciola, Paolo Cotani, Marco Gastini, Giorgio Griffa, Riccardo Guarneri, Carmengloria Morales, Claudio Olivieri, Pino Pinelli, Claudio Verna e Gianfranco Zappettini sono i nomi convocati negli ambienti di Casa Cavazzini. Non furono i soli campioni di quella sensibilità: sono coloro però che per coerenza espressiva, assiduità alle mostre dell’epoca e produzione teorica meglio l’hanno espressa. Il loro linguaggio continuava la tradizione dell’astrattismo, sviluppava intuizioni che le opere di Piero Dorazio e Mario Nigro qui esposte richiamano. Rodolfo Aricò fu un precursore e, insieme, un compagno di strada. I percorsi degli artisti italiani si incrociarono anche con quelli di molte personalità straniere: l’astrazione analitica, infatti, fu una voga internazionale. Tra i vari gruppi nazionali di artisti operanti secondo questa modalità, quello tedesco con le sue appendici olandese e fiamminga e quello francese furono senza dubbio i più rappresentativi sul panorama europeo. I tedeschi avevano trovato il loro mentore in Klaus Honnef che nel 1974 curò la mostra Geplante Malerei, allestita presso il Westfälischer Kunstverein di Münster e poi trasferita alla Galleria del Milione a Milano. La selezione degli artisti da lui operata in quell’occasione puntava a evidenziare il lavoro di coloro che avevano fatto della pittura l’unico contenuto della pittura stessa, seguendo una linea interpretativa schiettamente concettuale.

Sul versante francese, invece, il raggruppamento più rappresentativo deve essere considerato quello di Support/Surface contraddistinto da una forte tensione teorica sostenuta dalla rivista “Peinture. Cahiers théoriques”. In quella prospettiva, dare evidenza a supporto e superficie significava tornare all’aspetto oggettuale del dipinto, al suo esistere anzitutto come oggetto, ma significava anche sottolineare il passaggio dalla teoria alla prassi del fare, sotteso a certe argomentazioni politiche e sociali allora dominanti a livello ideologico.

Nei primi anni Settanta i rapporti tra artisti e critici in un contesto così allargato furono molto intensi e non sarebbe stato possibile rendere visibile la ricchezza di questa trama in maniera esaustiva. Qui se ne vuol dare appena un accenno attraverso i dipinti dei francesi Marc Devade e Claude Viallat come dei tedeschi Winfred Gaul, Rupprecht Geiger, Raimund Girke.

La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue italiano/inglese con testi critici di Fabio Belloni, Denis Viva, Vania Gransinigh.



Info e prenotazioni:
0432.414772
Autore: Udine Cultura
Data di pubblicazione: 17 aprile 2015
 
Biglietto d’ingresso al museo: 5 euro

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