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NICOLA PUCCI Vertigoland
Spoleto (PG), Palazzo Collicola Arti Visive
25 giugno-02 ottobre 2016
NICOLA PUCCI Vertigoland
Inaugurazione: 25 GIUGNO 2016, ore 12
A cura di: Gianluca Marziani
Categoria: Arte contemporanea
Vertiginose presenze dentro camere fibrillanti… l’agonismo muscolare compresso da un moto centrifugo indefinibile… il genere vivente nella dimensione entropica del gesto orchestrato…

Così l’artista parla della sua pittura: “Osservo i comportamenti, m’interessano le cause che generano effetti, soprattutto sugli esseri viventi. Dall'osservazione scaturisce una nuova interpretazione della realtà in cui il possibile e l'improbabile si mischiano. Il movimento diventa elemento essenziale, focalizzato nel suo durante, ed è un moto senza compimento, un accadere senza succedere, pura sospensione di un gesto.” Spoleto. Estate 2016. Palazzo Collicola Arti Visive. Siamo al Piano Nobile di un rigoroso edificio settecentesco nel cuore della cittadina umbra.

Per la personale di Nicola Pucci non esisteva miglior spazio elettivo dell’appartamento gentilizio, sorta di completamento esogeno per (ri)ambientare gli stessi ambienti pittorici, ampliando la vertigine iconografica dei corpi, aprendo l’opera al cortocircuito degli arredi, dei soffitti affrescati, delle pareti dipinte, delle quadrerie tematiche. I quadri diventano frangenti installativi, vengono posizionati a terra, sui mobili, addosso ad un muro, sospesi come finestre senza ali. Un allestimento che ribalta il rigore frontale da parete bianca, trasformando lo spazio in una navicella temporale che attraversa i secoli e lascia fluttuare le opere in modo scenografico, come parti attive di una memoria futuribile.

Gli scenari di Pucci hanno la tenacia narrativa dei romanzi metatemporali. Sono ambienti densi di energia, esistenti ma astratti nell’essere palcoscenico per fulminei incontri ravvicinati. Danno forza ai corpi e prendono forza dai soggetti in campo, diventando quinte kubrickiane di un fermoimmagine tra Giacomo Balla e René Magritte. Del grande futurista il nostro richiama la gestione pittorica dei corpi dinamici, mentre del surrealista belga richiama le relazioni fuoriscala tra figure e camere. Pucci unisce la continuità spaziale dell’azione con la frontalità di una scenografia realistica, giocando tra spinta (Futurismo) e compressione (Surrealismo), tra dinamismo e introspezione visionaria. Senti che circola un moto centrifugo e gravitazionale, un’energia invisibile che teatralizza le scene e alza il livello del quotidiano, secondo accenni onirici che non sono mai puro sogno ma neanche piena aderenza al vero.

Un percorso tra viaggio mentale e realtà, stranezza e presumibile, artificio e provocazione muscolare, tra dimensioni relazionali che creano qualcosa d’inclassificabile, nel canone inverso della realtà altra. I mobili, le stoffe, i pavimenti, le lampade, le stoviglie… anche l’inorganico manifesta una precisa idea di design, moderno senza esasperazione, una grammatica di stile che si amalgama con l’apparato umano e lo completa, definendo un gusto sociale e un’estrazione culturale. Un approccio di natura teatrale che Pucci cura nei singoli dettagli, rivelando il valore catartico degli oggetti con la loro simbologia sentimentale.

Difficile non emozionarsi davanti alla sua pittura: misteriosa, drammaturgica, dinamica, ambigua, realistica eppure assurda… è una visione che inventa immaginari, una pittura cinematica dal montaggio interno, puro movimento implicito come poche volte capita davanti ad un quadro. Prevalgono le donne nei quadri di Pucci. Sono eleganti e sensuali, sedute su poltrone o divani, ammalianti e magnetiche nelle loro posture, nell’abbigliamento, negli accessori indossati. Inscenano il cuore caldo dell’opera, la pulsazione erotica che si diffonde, il centro che fa ruotare gli eventi attorno al proprio asse ideale. Le donne generano e rigenerano, da sempre il ruolo principale in pittura spetta a loro, così come la vita ha riservato loro il fattore riproduttivo della specie. Il quadro, sintesi di un atto demiurgico e divinatorio, rispecchia la vita con le sue priorità, al punto da lasciare il centro all’icona femminile, al soggetto che meglio rappresenta la genealogia del vivente, la forma del mistero, l’evocazione del futuro.

Compaiono gli sportivi, nuotatori in particolare ma anche pugili, cavalieri, calciatori… i loro gesti appartengono al flusso ordinario della vita mediatica: per qualche spettatore incarnano una passione agonistica, per quasi tutti sono i simboli di un atletismo dai connotati sociali (e, talvolta, culturali). E’ il loro atletismo, improvviso e scattante, che alza la temperatura emotiva nel quadro, che altera il codice realistico senza romperlo. Un’azione plastica che ragiona coi codici metaforici della statuaria antica, come se gli attributi iconografici del marmo avessero invaso la vita reale dei protagonisti. Non mancano gli animali: cavalli, cani, scimmie, galli, aragoste… loro e altri per spiazzare la messinscena, incarnando il cortocircuito della comunicazione primaria, rompendo il realismo con un balzo nell’assurdo percettivo. E’ vero, non vedrete mai un fantino a cavallo che entra in un vagone di metropolitana; però quel fantino esiste, quel vagone pure, esistono piani del reale che si sovrappongono fino a scatenarci l’interrogativo. Su quel dubbio percettivo si gioca la partita di Pucci, del suo realismo psicanalitico, della sua coscienza figurativa. Su un moto tra realismo e finzione si decide la mossa concettuale del progetto, il destino iconografico di una visione così radicale.

Info e prenotazioni:
Contatti Palazzo Collicola: info@palazzocollicola.it
Contatti Sistema Museo: ufficiostampa@sistemamuseo.it
Contatti Direttore Artistico: gianlucamarziani@gmail.com
Autore: Palazzo Collicola
Data di pubblicazione: 24 giugno 2016
 
Presso il bookshop della Casa Romana e di Palazzo Collicola Arti Visive sarà disponibile un catalogo.
La mostra è inserita nel programma ufficiale del 59 Festival dei Due Mondi.

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