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CORTESIE PER GLI OSPITI: GIAMPAOLO ABBONDIO (Galleria PACK)
Spoleto (PG), Palazzo Collicola Arti Visive
4 marzo - 14 maggio 2017
CORTESIE PER GLI OSPITI: GIAMPAOLO ABBONDIO (Galleria PACK)
Un gallerista. La sua visione. Un progetto espositivo
Inaugurazione: sabato 4 MARZO 2017 ore 12
A cura di: Luigi De Ambrogi
Categoria: Arte contemporanea
Palazzo Collicola Arti Visive presenta la seconda tappa espositiva del progetto intitolato CORTESIE PER GLI OSPITI. Si tratta di un nuovo ciclo dedicato al mondo dei galleristi privati con le loro storie, le loro scelte, le loro passioni e intuizioni… un viaggio narrativo e coinvolgente, immaginato come un’avventura culturale, costruito come una retrospettiva interiore.

Dopo la mostra con Giovanni Bonelli è la volta di un altro gallerista lombardo, Giampaolo Abbondio, fondatore e titolare di Galleria PACK a Milano. A curare il viaggio espositivo la figura di Luigi De Ambrogi, ex gallerista d’avanguardia, compagno d’avventura di Abbondio nella nascita dello spazio, occhio privilegiato per raccontare 15 anni espositivi con 28 artisti selezionati.

Gianluca Marziani: Vorrei sottolineare che non si tratta di un invito rivolto alla galleria ma al gallerista. Una differenza che reputo sostanziale: la galleria rappresenta uno spazio fisico, un frangente limitato, la cognizione mercantile dentro un luogo strategico; il gallerista, al contrario, rappresenta un’attitudine esistenziale e professionale, lo status tra pensiero e azione, un occhio etico che disegna una geografia estetica.Il bravo gallerista ascolta il mondo in stereofonia: da un lato le pulsioni creative con gli artisti da scoprire, le opere da privilegiare, i progetti da sostenere, le operazioni da distribuire; dall’altro le voci e le aspettative del pubblico, la critica sociale da considerare, le tendenze su cui sintonizzarsi… il vero gallerista (da non confondere con il puro mercante) è un equilibrista del pensiero creativo, un Philippe Petit che cammina sul filo teso tra due grattacieli, mantenendo un occhio sul versante della ricerca e un altro sulle regole del mercato.

Leggere attentamente le avvertenze e le modalità d’uso

A scanso di equivoci, ricordiamo che CORTESIE PER GLI OSPITI rifiuta ogni approccio commerciale, nel rispetto filologico del museo e del suo ruolo di proposta e conoscenza culturale. Il gallerista invitato presenta le opere senza alcuna finalità di vendita, spesso si tratta di quadri che provengono da collezioni private o museali, talvolta arrivano dalla stessa collezione privata del gallerista. Per qualche mese, dentro le sale del museo, il gallerista diventerà il narratore visuale, un acrobatico disegnatore di storie figurative che animeranno i muri bianchi del luogo.

GIAMPAOLO ABBONDIO (Galleria PACK)
a cura di Luigi De Ambrogi

Giampaolo Abbondio: Ho un’ambizione e una speranza, migliorare almeno un poco il mondo… attraverso il pensiero. Mia moglie dirige due fondazioni che ogni giorno salvano vite presenti e future; mi sento segretamente in competizione con lei, vorrei che attraverso il mio lavoro potessero esserci più persone come lei…. ciò che lei fa non lo so e non lo voglio fare, non so confrontarmi con il dolore, quindi cerco di essere concreto e militante in ogni lavoro che espongo.

Luigi De Ambrogi: Nella vita non siamo così soli, autoreferenziali come sembriamo o come vorremmo essere, siamo anche chi incontriamo, chi frequentiamo, coloro ai quali ci mischiamo. Ecco perché dagli incontri casuali o fortemente voluti, spesso si generano a catena delle continuità che ne sono le naturali conseguenze. L’incontro con Giampaolo Abbondio, successo vent’anni fa in un bar di Milano, il Jamaica, fu casuale e, dal primo istante, capace di volersi ripetere. La persona che stava davanti a me era giovane, simpatica, espansiva e, cosa così antica, in bicicletta. Da un incontro all’altro la nostra curiosità divenne naturale frequentazione, confidenza, amicizia. Abbondio s’incuriosì, s’informò, si volle sporcare le mani (comperò lavori bellissimi) e si tuffò nel mondo dell’arte. A distanza di tutti questi anni mi trovo ora a testimoniare il lungo tempo di questo suo percorso, dove l’ho visto sempre preso e innamorato di queste sue scoperte e coinvolgimenti. Sono ora qui a invitarvi a seguire un percorso ideale dello svolgimento del suo lavoro dove tutti gli artisti seguiti sono stati amati e rispettati, anche se poi ognuno occupa il suo singolo posto nel viaggio espositivo. Si fa notare troppo poco come gallerista, non è uno che gestisce una galleria d’arte come molti credono ma è colui che diffonde il lavoro degli artisti che crede tali, anche contro le normali regole del mercato. In tutto ciò Abbondio è un gallerista: e tra così tanti mercanti e mediatori di oggetti d’arte, sinceramente sarebbero necessari un maggior numero di galleristi per allargare il perimetro di ricerca sull’arte che un giorno sarà confermata dal mercato. Sono lieto di accompagnarvi idealmente in questo viaggio tra le numerose sale dello splendido Palazzo Collicola Arti Visive.

28 ARTISTI

I nomi selezionati rappresentano la mappatura di 15 anni d’attività della Galleria, prima nella sede storica di Foro Buonaparte 60, quasi un museo per capienza e imponenza, poi nel nuovo spazio condiviso (assieme a Federico Luger con l’omonima galleria) di Viale Sabotino 22. Non pensate, però, alla tipica collettiva che accumula opere in maniera presenzialista; perché la mostra curata da Luigi De Ambrogi è una narrazione visiva che procede per capitoli autonomi, un circuito elettrico di scariche visive e tematiche, quasi un montaggio filmico in cui la vicenda collettiva attraversa emozioni, eventi, tensioni comunitarie, temi di ampia portata, culture e riferimenti generazionali…  

Gianluca Marziani: la mia storia con Galleria PACK iniziò nel 2003 con una mostra profetica e visionaria. Il titolo era ROMA DUEMILATRE, una collettiva ma non solo poiché fu il prologo di nuove traiettorie visive su Milano, un’epifania relazionale che aumentò l’amore di Giampaolo per Roma e il suo scenario umano. Da quella mostra partì la mia frequentazione assidua di Foro Buonaparte 60, viale aristocratico di una Milano borghese che amo fin da piccolo (d’altronde sono milanese d’anagrafe), una strada che ancora mi emoziona con quel Castello fiabesco da una parte e il Piccolo dall’altra, a due passi dai Giardini che vanno verso la Triennale (altro luogo del mio cuore), a un passo da Brera con quella sua aria da rione pedonale in cui il tempo sembra sospeso sul filo dell’eleganza moderna. Riavvolgo gli anni e rivedo mostre personali di artisti che erano nella fatidica collettiva capitolina, alternate a scoperte straniere e altre scommesse italiane… con Matteo Basilé e Alberto Di Fabio, ad esempio, creammo progetti ambiziosi dal taglio museale… e, soprattutto, non dimentico l’avventura di un intero programma stagionale che curai sotto il nome THE SEASON. Fu un percorso di mostre a coprire un intero anno, da settembre a settembre, dentro la galleria ma anche in trasferta con il progetto di Zhang Huan presso i Musei Capitolini di Roma. Quando sfoglio il libro che ne documenta i passaggi, colgo tuttora il valore prezioso di un unicum espositivo, tra le formule più ambiziose in quest’ambiente dove pochi galleristi rischiano il tutto per tutto, senza paracadute, seguendo la pura vertigine del cielo. Ecco, Giampaolo Abbondio, forse perché viene dal mondo finanziario, forse perché l’indole vince sul resto, forse perché il Rock rimane la sua passione “cardiaca”, incarna per me il compositore alchemico di sogni visivamente acustici, un producer di brani immaginari che mescola linguaggi e materiali in una visuale sintetica della drammaturgia contemporanea. Il suo amore per l’arte ha un’onestà quasi sconveniente, nel senso che i sentimenti e le emozioni guidano le scelte iniziali, in attesa che una strategia condivisa dia abito e contesto al progetto. In fondo, se ci pensiamo bene, rischiare diventa puro ossigeno quando segui ciò che insegui. Se poi il rischio significa innamorarsi delle opere, degli sguardi altrui, delle intuizioni da inseguire, allora non puoi sbagliare. Stai facendo la cosa giusta, come diceva Spike Lee tanto tempo fa… e qui di cose giuste ne vedo davvero tante: sinergie tra Oriente e Occidente, metabolismi dopo i traumi sociali, espressioni radicali del corpo quale atto politico, versioni intime del corpo sociale, rivelazioni geologiche e cellulari, astronomie e altre scienze in moto progressivo, ibridazioni linguistiche che diventano contenuto morale, musica e cinema come ispirazione plasmabile di una formula visiva, architettura come disegno d’appartenenza comune, bellezza come atto di rinascita continua e mai identica…

Galleria PACK è stata fondata nel 2001 con l’intento di offrire al pubblico una programmazione ambiziosa, incentrata sulla produzione di artisti emergenti e maggiormente affermati. Le opere finora esposte svelano un orientamento leggibile: da un lato, l’interesse per il corpo nelle sue varie rappresentazioni e manifestazioni; dall’altro, l’esperienza fisica di grandi installazioni che coinvolgono lo spettatore in realtà sensoriali diverse; da un altro ancora, una particolare attenzione per i nuovi media, spaziando dalla creazione tramite nuove tecnologie alla complessa struttura delle videoinstallazioni. Galleria PACK considera essenziale l’aspetto produttivo di ciò che viene mostrato, portando avanti, assieme agli artisti, ambiziosi progetti multiformi, installazioni, opere video e performance. La collaborazione con curatori italiani ed esteri soddisfa, infine, una volontà di collocare l’attività nel flusso degli scambi interculturali e pluridisciplinari, attivando una componente critica che trova continuità in una serie di pubblicazioni. Nel 2009 Galleria PACK vanta la partecipazione di tre artisti della sua scuderia alla 53° Biennale di Venezia: Matteo Basilè e Masbedo hanno esposto presso il Padiglione Italia, curato da Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli, mentre Andrei Molodkin ha esposto presso il Padiglione Russo, curato da Olga Sviblova. Nel 2005 la Galleria, con la cura di Gianluca Marziani, ha realizzato “My Rome”, performance corale dell’artista Zhang Huan presso i Musei Capitolini; “Family Tree”, opera dell’artista cinese, è stata poi acquisita dal Centre Pompidou di Parigi e inserita nella sua collezione permanente. Galleria PACK è presente in numerose fiere d’arte contemporanea nazionali (Arte Fiera, Miart) e internazionali (Scope Basel, Art Miami, Berliner Liste, Art Moscow, Beirut Art Fair, Crossroads). E’ del 2013 la partecipazione di Marìa Magdalena Campos-Pons al Padiglione di Cuba della 55°Biennale di Venezia. Nel 2015 la galleria si è trasferita nella nuova sede in viale Sabotino 22 presso SPAZIO 22.

Autore: Palazzo Collicola Arti Visive
Data di pubblicazione: 20 febbraio 2017
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