Del periodo romano di Amelia, rimangono le imponenti cisterne costituite da dieci ambienti al di sotto di Piazza Matteotti.
Le imponenti Cisterne romane di Amelia, opera idraulica romana risalente al I sec.d.C., vennero edificate quando il centro divenne municipio romano e quindi caratterizzato da tutti quegli elementi urbanistici tipici dell'opera di "romanizzazione": impianto viario, foro cittadino, edifici pubblici e privati, sistema di approvvigionamento idrico. Osservando il grandioso complesso di cisterne esistente sotto Piazza Matteotti si può ipotizzare che tali impianti di approvvigionamento fossero alimentati da acque pluviali.
Le cisterne sono costituite da dieci grandi ambienti adibiti alla raccolta e alla conservazione dell’acqua da usare per bagni termali, per fini potabili, per la fornitura idrica delle fontane.
Tali costruzioni sono state sempre caratterizzate da uno o più ambienti impermeabili comunicanti tra loro, muniti, da canali di raccolta delle acque, bacini di decantazione, canali afferenti ed efferenti, boccagli, pozzi per l’aerazione e pozzi di prelievo. I dieci ambienti misurano in media circa 19 metri in lunghezza e 5 metri in larghezza e alti più di 6 metri. Ogni ambiente è costruito con un muro perimetrale di contenimento realizzato con la tecnica dell’opus incertum (conci di pietra o di tufo di forma irregolare) e paramento interno in opus reticolatum (conci di pietra a base quadrata disposti “a rete”).
La raccolta dell’acqua nelle Cisterne avveniva attraverso pozzetti in cui era convogliata l’acqua piovana accumulata nella sovrastante piazza.
La popolazione poteva attingere l’acqua dai pozzi collocati in diversi punti del borgo: ve ne erano di due tipologie: quelli pubblici, situati sulla piazza o lungo la strada e quelli privati, posti all’interno dei cortili o negli scantinati delle abitazioni.
Il normale deflusso dell’acqua durante lo svuotamento periodico delle cisterne per la loro pulizia e manutenzione era garantito dal dislivello di 122 centimetri tra il primo ambiente e il nono. L’ultimo locale era invece posto in controtendenza per garantire, durante le fasi di svuotamento, la permanenza di una quantità d’acqua necessaria per completare le operazioni di pulizia.
"COLLEZIONE MINERALOGICA “GIOVANNI RUBINI”
La Collezione Mineralogica Giovanni Rubini rappresenta il frutto di oltre quarant’anni di appassionata attività di raccolta condotta dal collezionista Giovanni Rubini (Roma, 4 agosto 1938 – 25 maggio 2025). La famiglia Rubini — i figli Marco e Silvia, insieme alla madre Maria Celeste Virzì — ha generosamente donato la collezione al Comune di Amelia, consentendone la conservazione e la fruizione pubblica.
La raccolta comprende campioni di minerali e rocce provenienti da tutto il mondo, selezionati per le loro peculiari qualità estetiche, di forma e colore. Una sezione specifica è dedicata ai minerali fluorescenti, che sotto luce ultravioletta rivelano suggestivi effetti di luminescenza.
L’allestimento è stato curato dal Gruppo Mineralogico Romano APS (G.M.R.), associazione culturale fondata nel 1972, che riunisce studiosi e appassionati di mineralogia, paleontologia e geologia. Il G.M.R. ha operato nel rispetto delle scelte espositive originarie, valorizzando l’impostazione estetica della collezione.
La realizzazione della mostra permanente è stata resa possibile grazie al contributo dello sponsor ufficiale Scenarious Travel, società di consulenza specializzata nella creazione di esperienze di viaggio personalizzate e di alto livello in Italia."